Riflessioni

Su questa pagina vorrei condividere alcune citazioni e riflessioni che possano aiutare ad avere un’idea di come mi figuro lo spazio terapeutico e il suo ruolo nel facilitare il viaggio sulla strada verso se stessi.

Se lo desideri, puoi leggere le mie considerazioni sull’intimità. Troverai il breve saggio qui (in inglese).

“I termini “psiche” e “anima” possono essere usati in modo intercambiabile, benché la tendenza sia oggi a eludere l’ambiguità della parola “anima” ricorrendo alla più biologica, più moderna “psiche”. Con “psiche” si intende di solito un naturale fattore concomitante della vita fisica, possibilmente riducibile ad essa. “Anima” invece ha una valenza metafisica e romantica.

[…]

Il termine terapia viene dal greco therapéia, “cura”, dalla radice sanscrita dhar, “portare, sostenere, reggere”, da cui dharma, “regola, abitudine, tradizione”, intese come ciò che porta e sorregge. Il terapeuta è colui che sorregge e che accudisce, come fa il servitore (in greco, thérapstherápon). […] Sostenendo la psiche, dandole premurosa attenzione e accudendola con devozione, l’analista traduce nella vita il significato della parola “psicoterapia”. Lo psicoterapeuta è, letteralmente, il servitore dell’anima.

(James Hillman, Il suicidio e l’anima)

“La psicoterapia ha luogo là dove si sovrappongono due aree di gioco, quella del paziente e quella del terapeuta; la psicoterapia ha a che fare con due persone che giocano insieme. Il corollario di ciò è che quando il gioco non è possibile, allora il lavoro svolto dal terapeuta ha come fine di portare il paziente ad uno stato in cui ne è capace. […] Qualunque cosa io dica sul gioco dei bambini in verità si applica anche agli adulti […]. Ritengo che dobbiamo aspettarci di trovare il gioco in modo non meno manifesto nelle analisi degli adulti di quanto lo sia nel nostro lavoro con i bambini. Esso si manifesta, per esempio, nella scelta delle parole, nelle inflessioni della voce, e soprattutto nell’umorismo”

(Donald W. Winnicott, Gioco e realtà)

“[…] Credo che l’obiettivo analitico riguardi nella sua essenza più fondamentale l’impegno della coppia analitica [terapeuta-cliente] volto ad aiutare il [cliente] a diventare umano in un senso più pieno di quanto sia riuscito a fare fino ad ora. Non si tratta di una ricerca astratta o filosofica, ma di un’esigenza della specie tanto elementare quanto il bisogno di cibo e aria. L’impegno alla realizzazione della propria umanità è una delle poche cose nella vita di un individuo che, col passare del tempo, egli potrebbe cominciare a percepire come ancora più importante della sua  stessa sopravvivenza.”

(Thomas Ogden, Reverie and Interpretation, trad. mia)

“ Il modo migliore per definire questo dato vitale essenziale, che vedo venire alla luce nelle mie relazioni con i clienti, è utilizzare le parole di Søren Kierkegaard: “Essere ciò che veramente si è” […] Sono ben consapevole che ciò può suonare così ovvio da sembrare assurdo.”

(Carl Rogers, La terapia centrata sul cliente [On Becoming a Person])

“L’integrazione della propria sofferenza è un lungo percorso alla ricerca delle proprie radici, che presuppone un particolare atto di fede: l’atto di fede in se stessi.”

(Aldo Carotenuto, Oltre la terapia psicologica)

“Noi siamo semplicemente granelli di sabbia, viviamo su un granello di sabbia, da qualche parte nell’universo cosmico. Se consideriamo la nostra vita esterna con occhio scientifico e collettivo, essa ci appare assolutamente fugace e priva di senso. Ma se ci guardiamo dentro e guardiamo le stelle, ci rendiamo allora conto che all’interno dell’infinità cosmica abbiamo un compito unico da realizzare, quel compito individuale che chiamiamo “senso della nostra vita”.”

(Marie-Louise von Franz, Il mondo dei sogni)

“Dal male ho ricavato molto bene. Il mantenere la calma, il non rimuovere nulla, il rimanere vigile e insieme l’accettazione della realtà – prendendo le cose come sono e non come avrei voluto che fossero – mi hanno portato conoscenze singolari ma anche singolari energie, quali prima non avrei potuto immaginare. Ho sempre pensato che se si accettano le cose, esse in un modo o nell’altro ci sopraffanno; ora invece non è più così, e solo accettandole è possibile prendere posizione di fronte ad esse. Anch’io voglio partecipare al gioco della vita nell’accettare ciò che di volta in volta mi offrono i giorni e la vita, bene e male, sole e ombra che costantemente si alternano, e così accetto anche la mia natura, con i suoi lati positivi e negativi, e tutto si ravviva. Com’ero pazza, io che volevo forzare ogni cosa ad adattarsi al mio volere!”

(da una lettera di una vecchia paziente di Jung in Carl Gustav Jung e Richard Wilhelm, Il segreto del fiore d’oro)

“Non sono un meccanismo, una riunione di varie sezioni. E se sono ammalato, non è perché il meccanismo funzioni male. Sono ammalato per le ferite dell’anima, dell’io emotivo profondo, e le ferite dell’anima richiedono molto molto tempo, solo al tempo si può chiedere aiuto, e alla pazienza […]”

(D.H. Lawrence, Guarigione)

“Esiste un altro mondo ma, sicuramente, si trova in questo.”

(Attribuito a Paul Eluard)

“[…] la “Capacità Negativa”, cioè quando un uomo sia capace di rimanere in incertezze, Misteri, dubbi, senza lasciarsi andare a un’agitata ricerca di fatti e ragioni.”

(John Keats, Lettere a George e Thomas Keats)

“Mi è stato detto, un giorno, che non importava che io capissi i miei sogni. Importava, invece, che fossero i sogni a capire me. Il mio atteggiamento verso i sogni avrebbe determinato il loro nei miei confronti. Si tratta di un dialogo vivo. Se ascoltiamo i sogni, noi cambiamo e quando i sogni vengono seguiti, cambiano.”

(Fraser Boa in Marie-Louise von Franz, Il mondo dei sogni)

“”La cosa migliore da fare quando si è tristi”, replicò Merlino, cominciando a soffiare e sbuffare, “è imparare qualcosa. È l’unica cosa che non fallisce mai. Puoi essere invecchiato, con il tuo corpo tremolante e indebolito, puoi passare notti insonni ad ascoltare la malattia che prende le tue vene, puoi perdere il tuo solo amore, puoi vedere il mondo attorno a te devastato da lunatici maligni, o sapere che il tuo onore è calpestato nelle fogne delle menti più vili. C’è solo una cosa che tu possa fare per questo: imparare. Impara perchè il mondo si muove, e cosa lo muove. Questa è l’unica cosa di cui la mente non si stancherà mai, non si alienerà mai, non ne sarà mai torturata, né spaventata o intimidita, né sognerà mai di pentirsene. Imparare è l’unica cosa per te. Guarda quante cose ci sono da imparare.”

(T.H. White, Re in eterno)

“I grandi problemi della vita non sono mai risolti definitivamente. […] Si direbbe che il loro significato e il loro scopo non siano nella loro soluzione, ma nell’attività che infaticabilmente noi spendiamo a risolverli. Soltanto ciò serve a preservarci dall’abbruttimento e dalla fossilizzazione.”

(Carl Gustav Jung, Opere – La dinamica dell’inconscio)

“L’avventura esistenziale consiste proprio nel lento lavoro di affrancamento dai codici e immagini interne che non ci appartengono, e nella costruzione di una vita interiore e di valori che informino il nostro agire a partire da noi stessi. Occorre cioè disegnare la propria fisionomia interiore, a partire dalla constatazione delle propria unicità.”

(Aldo Carotenuto, Integrazione della personalità)